28 novembre 2011 Letto 62 volte

This must be the place

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Autore: Karin

Tornati al cinema stavolta ci è pure tornata la voglia di scrivere una recensione. Come direbbe il protagonista del film, ultimamente ci stanno accadendo delle cose rare…

«Come mai, con tutti i vizi che mi sono concesso, non ho mai fumato? – È che sei ancora un bambino. Solo i bambini non hanno voglia di fumare».
E’ questo che incanta di Cheyenne. Un magistrale Sean Penn dà vita ad un essere delicato ed incredibilmente aggraziato e armonioso che appare nascosto da aggressivi ombretti, cerone e rossetto in un timido tentativo di protezione dal mondo esterno. Quel rimmel e quei capelli neri tinti gli servono per difendersi da un padre che non gli mai voluto bene.

Cheyenne è una rockstar triste che ormai non suona più da anni. Bloccato nel suo piccolo mondo irlandese da rimorsi e paure, che trascina i giorni così come trascina il suo carrello per la spesa.
Ma la morte del padre ed il desiderio di conoscerlo adesso, adesso che non può più giudicarlo, lo spingono ad intraprendere un viaggio (turista lui e non viaggiatore..perchè quelli lì gli sono sempre stati un po sul ca**o) alIa ricerca di un uomo che rappresenta la tenacia, la forza e la dedizione ad un ideale. Così forte e prepotente da emozionare. Un uomo a cui, quel padre poco amorevole, ha dedicato la sua vita intera di ebreo.

«La paura ci salva quasi sempre. Ma prima o poi nella vita devi scegliere un momento in cui non avere più paura».
Ed è così che il viaggio, garbatamente maldestro ed impacciato, conduce Cheyenne dalla sua Irlanda allo Utah. Tra armaioli filosofi, inventori sorprendenti, bambini, oche e investigatori decadenti. In un paesaggio da quadro. Attraversato da un pickup che si perde tra colori a perdita d’occhio.
Sarà il viaggio stesso a svelare la differenza che esiste tra atavica vendetta e compassionevole punizione.

A casa c’è sua moglie che lo aspetta, per giocare a squash. E c’è la sua amica triste Mary, la cui tristezza non è compatibile con la tristezza di Desmond.
Riappropiatosi del suo passato per Cheyenne è tempo di tornare a casa. Sulle note dei Talking Heads, senza pesi da trascinarsi dietro, neanche il suo trolley. Senza più rimmel e rossetto a fargli da scudo. Non ne ha più bisogno.

Assuefatta dalla chirurgica maestria di Sorrentino nel descrivere l’animo umano, mi sono tirata su dalla comoda sedia del cinema e ho citato, senza accorgermene, Sean Penn: “Ultimamente mi stanno capitando spesso cose rare”…questo film è una di queste.

 

 

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